Silvia Mollame risponde alla lettera di Claudio
Pirolli - La questione è il progetto Cerenova Comune
E' vero. E' possibile, anzi probabile che il Progetto Pro Cerenova Comune sia utopistico e fallimentare. E molti, come Giorgio Raviola e Claudio Pirolli, lo sanno bene, perché prima di ora hanno partecipato al progetto Pyrgi e o ad altre iniziative che sono naufragate. Anche io, in cuor mio, ho questo fortissimo dubbio. Anche io ho fatto parte di tante associazioni culturali, civiche e politiche negli ultimi quattro anni, animata da passione e progetti, ma ho dovuto tirare i remi in barca perché arrivava sempre il momento in cui le logiche "degli interessi di partito" o "di chi pensa solo ai suoi interessi" hanno vinto sulle buone e ingenue intenzioni della minoranza. Ma mi sono chiesta quale fosse l'alternativa, per me che ho scelto Cerenova per vivere il resto della mia vita e tutti i giorni incontro i problemi che conosciamo tutti. Mi sono chiesta se arrendermi allo scetticismo, alla turata di naso e ai paraocchi quando vado in giro per far finta di non vedere lo sfascio. E sapete cosa mi sono risposta? Che anche se fosse possibile far finta di non vedere, non sentire e non sapere (assurdo perché i problemi esistono e non si eludono), in cuor mio mi presterei a coloro (cittadini e istituzioni) che quotidianamente calpestano la civiltà, il rispetto e il buon senso del vivere comune e questo comportamento non mi appartiene come essere umano, come cittadino e come essere pensante. In poche parole, vivrei nel degrado e io nel degrado non ci voglio vivere, per quanto sarà possibile. Anche perché oggi il degrado ha un peso 10, ma se non si argina, se non tenta di debellarlo, domani avrà peso 100 e dopodomani 1000. Una volta non accettavo facilmente coloro che, nauseati da tutto, decidono di fuggire, o semplicemente di vivere appartati in casa, di disinteressarsi o di limitarsi ad osservare. Oggi invece li rispetto profondamente perché comprendo che la prima cosa importante è la liberta di scelta. Ma personalmente non riesco proprio ad "esserci fingendo di essere invisibile o allontanando con la mente e il corpo gli aspetti negativi della realtà come se non esistessero". Se cammino su una strada piena di buche e mi spezzo una gamba posso fingere che non è accaduto o che la buca non esista? E allora ci riprovo, senza facili entusiasmi ma con convinzione, con prudenza ma con fiducia, a piccoli passi ma con costanza, con impegno ma senza affanno. Magari otterremo solo una disillusione, magari qualche piccolo risultato oscurato dalla dilagante indifferenza, magari sarà un successo, magari un disastro.
Staremo a vedere, ma per me l'alternativa della rassegnazione è talmente inaccettabile che sarebbe comunque peggio di qualsiasi altra cosa.
Silvia Mollame
Cara Silvia,
nessun progetto elaborato dall'uomo, quindi anche
Cerenova Comune, è di per sè utopistico e fallimentare, semmai lo
rendono tale proprio le persone che hanno deciso di subire passivamente
gli accadimenti della vita. Poi ci sono quelli che scelgono per
convenienza ed opportunismo, categorie in forte crescita, visto anche il
crollo del costo dell'uomo in vendita, siamo a prezzi di realizzo.
Questo però non vuol dire arrendersi, nè tanto meno essere illusi al
punto di lanciarsi in avventure fallimentari. E’ vero, anch’io mi
sono occupato di tante cose che non hanno ottenuto i frutti sperati, tra
i quali proprio il progetto Pyrgi, che tutti sappiamo quale fine abbia
fatto. Per anni ho diretto un mensile di approfondimenti, alla redazione
del quale per un periodo hai partecipato anche tu, e sono orgoglioso di
averlo pubblicato, orgoglioso perché, come ben sai, abbiamo tenuto
sempre il timone diritto verso il nostro obiettivo, senza cedere a
chimere politiche o interessi vari, con dignità ed onestà, anche in
momenti difficili. Questo conta, il poter guardare diritto negli occhi
chiunque si pari davanti, il non dover temere che un figlio possa
chiederci conto, e magari vergognarsi dei nostri trascorsi. Che poi
Pyrgi sia fallito, per motivi connessi agli opportunismi di qualcuno, e
non certo per la validità del progetto, che il giornale esca ora solo in
forma telematica e non più cartacea perché non abbiamo accettato scomodi
compromessi, ha un’importanza relativa. Ora tu ci riprovi, dichiarandoti
consapevole che potrebbe essere un’altra illusione. Vai, è giusto
comunque, ed io mi associo volentieri alla vostra iniziativa
concedendovi lo spazio che riterrete utile su Tyrseno. Non concluderemo
nulla anche stavolta? Non importa, non siamo noi che dobbiamo camminare
con gli occhi rivolti a terra, ma coloro i quali sanno solo mugugnare e
lamentarsi per poi scodinzolare di fronte ai soliti noti che li
prenderanno ancora una volta per i fondelli e li useranno a mo’ di
zerbino. Se non altro non siamo e non saremo mai complici del degrado
che ci assedia e dell’immoralità che lo determina. E poi vale la pena
provarci sempre con il pensiero che questa volta potrebbe essere la
buona, se non altro così facendo ci si sente vivi, occupati, pensanti,
più sereni e fiduciosi verso una prospettiva di futuro. L’alternativa
sarebbe la resa e portare il cervello all’ammasso donandolo al popolo
del grande fratello. Scelgo ancora l’utopia.
Giorgio Raviola
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